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| Prove tecniche di collaborazione tra la Commissione europea e la fashion industry |
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fonte: fashionmagazine 28/11/2011
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Su invito di Antonio Tajani, commissario europeo
all'Industria e all'Imprenditoria, la European Cultural and Creative
Industries Alliance (Eccia) presieduta da Armando Branchini (segretario
generale di Fondazione Altagamma) ha discusso in questi giorni le
esigenze e le criticità della fashion industry. Tra le ipotesi di
collaborazione, quella di far diventare le cinque associazioni di Eccia
un advisory board di alto livello in materia di competitività. In più si è parlato della creazione di un osservatorio europeo sul
mercato del lusso e della realizzazione di un secondo studio
sull'importanza del luxury sector in Ue e sulla sua relazione con il
turismo. La definizione dei criteri di questo report sono stati discussi
in mattinata nel corso di una conference call, mentre a proposito della
prima ricerca sul fashion si sa che è ancora in fase di realizzazione e
che, con ogni probabilità, sarà resa nota entro il 2012. Fondata nel 2010 da Comité Colbert (Francia), Fondazione Altagamma
(Italia) e Walpole British Luxury (Regno Untio), quest'anno la Eccia
mostra un fronte ancora più compatto, avendo accolto al suo interno il
Circulo Fortuny (Spagna) e Meisterkreis - Deutsches Forum für Luxus
(Germania). Al lunch recentemente organizzato dal commissario Tajani, gruppi di
spicco come Chanel, Christian Dior, Emilio Pucci, Harrods, Loewe, Moser,
Max Mara e Thomas Pink hanno fatto presente che l'accelerazione del
settore è legata a fattori quali il sostegno all'occupazione (con
particolare focus sull'artigianalità) e all'export (facendo leva sul
turismo e il libero scambio), la crescita online ma anche l'innovazione
nell'ambito delle Cultural and Creative Industries (CCIs) e il supporto
ai consumatori, così che tutti possano beneficare di un innalzamento
degli standard. I marchi europei rappresentano il 75% del mercato del lusso mondiale
e tra le 25 società top del settore, 17 hanno sede in Ue. Secondo
l'Eccia, inoltre, il personal luxury goods market resta un motore di
sviluppo superando, in termini di consumi nel mondo, i 170 miliardi di
euro e impiegando da 800mila a un milione di addetti (nei dati del
2010). Il 70% della produzione, che continua a essere made in Europe, è
esportato al di fuori dei confini dell'Unione.
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